Il Manifesto di “Latitudini”, o del tempo vissuto in larghezza.

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Il tempo è una emozione, ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo si può vivere in due dimensioni diverse: in lunghezza e in larghezza. Se lo vivi in lunghezza, in modo monotono, sempre uguale, dopo sessant’anni, tu avrai sessant’anni. Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti, magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo sessant’anni avrai solo trent’anni. Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla… (32 dicembre).

 

Il manifesto di “Latitudini” si può racchiudere in questa battuta di Luciano De Crescenzo nel ruolo dello psichiatra nell’episodio Ypocrites del film “32 dicembre”.

Nel film non si pronuncia mai la parola latitudine, eppure quello che la frase propone è forse il paradigma centrale, il seme che tiene in sé già il fiore e il frutto, con il quale nasce questa avventura, perché di nuova avventura si tratta.

Abbiamo parlato di manifesto, intendendo con questa parola un file rouge da seguire, un indirizzo interpretativo con cui verrà sviluppata la narrazione, una dichiarazione aperta verso coloro che sentiranno il piacere di seguire il nostro magazine.

“Latitudini” nasce con l’intendo di “allargare”, ampliare gli orizzonti delle rotte comunicative di osservazione e descrizione del nostro mondo.

In un mondo che corre sempre dritto davanti a sé, che lavora per obiettivi lineari, con tempi sempre più stretti, che vive la vita come fosse la distanza tra due punti, uno di partenza e uno di arrivo, il nostro è quasi un manifesto antifuturista.

E se la linea retta è sicuramente la via più breve tra due punti, ebbene noi vogliamo dichiarare, nelle pagine del nostro magazine, che non sempre la linea retta rappresenta il modo migliore di raggiungere un obiettivo, ammesso e non concesso che l’obiettivo sia da raggiungere.

Confuteremo a volte il senso stesso dell’obiettivo, del senso e dello scopo di un viaggio, perché di viaggi parleremo. Ma non solo viaggi fisici, perché a parlare di viaggi e descrivere luoghi ci sono già i molti amanti della vita veloce, concepita come la distanza tra due punti, proseliti del mordi e fuggi esperenziale. 

Noi proveremo a cullarci nell’esperienza, parleremo sì di viaggi, di luoghi e di persone, ma ci soffermeremo a parlare anche di percorsi della mente, di diversi approcci culturali, ci avventureremo su sentieri scoscesi, attraverso libri, fotografia, musica e cinema, aperti a nuovi paradigmi e a diverse esperienze sensoriali.

Il punto fermo, imprescindibile, sarà “raccontare il viaggio”.

E come anticipato non lo faremo in linea retta. A volte racconteremo sussurrando, altre conversando, altre ancora discutendo e urlando.

Questo progetto digitale non nasce casualmente in questi “mala tempora”. Oggi che non possiamo viaggiare in senso fisico, che non possiamo programmare il futuro, oggi dobbiamo fare i conti con un nuovo modo di concepire il percorso, attraverso una nuova visione del vivere il nostro viaggio.

E se forse fino a poco tempo fa aveva senso il mainstream occidentale basato sul “mondo veloce”, la vita vissuta esclusivamente per obiettivi, percorrere più velocemente possibile la linea retta tra due punti, adesso è arrivato forse il momento valutare altri punti di vista, di alzare la testa dal nostro quotidiano essere indaffarati, di “vivere in larghezza”.

Latitudini vuole significare tutto questo, perché è arrivato il momento di considerare un concetto nuovo, che nasconde in sé la sua “weltanschauung”: la latitudine. La larghezza, l’ampiezza, l’osservazione da altri punti di vista. Racconteremo e ascolteremo chi ha deciso di alzare il piede dall’acceleratore, di chi ha deciso di percorrere le strade non asfaltate e i viottoli senza indicazioni, magari anche di chi ha deciso di fermarsi alzando la testa per guardarsi intorno, come possibili soluzioni o diversi punti di vista per comprendere a che punto siamo del percorso.

E non tralasceremo certo tutti i concetti strettamente legati o anche solo richiamati dal concetto di “Latitudine” perché anche di questi parleremo: racconteremo di inquietudini, narreremo di solitudini, parleremo di tanti concetti vicini a questo perimetro, prendendo come riferimento il “senso largo” o senso lato che l’etimologia latina di latitudine ci suggerisce.

E se la latitudine indica anche una coordinata geografica, ben venga anche questo concetto, così calcoleremo il percorso del nostro viaggio anche tramite orizzonte e corpi celesti.

Su “Latitudini” racconteremo il viaggio, perché la vita, sia che ci muoviamo o stiamo fermi, se vissuta con la mente e con il cuore, con la voglia di mettere insieme incontro e passione, è sempre un viaggio da raccontare.